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Cortese a San Mauro

VITA AMMINISTRATIVA

di MARIO ORLANDO DE MARCO

SAN MAURO MARCHESATO – Si chiama “San Mauro incontra”,l’iniziativa promossa dal-
l’ Amministrazione che accompagnerà i sammauresi in alcune serate estive.
L’iniziativa consiste nell’ospitare personalità più disparate con l’unico e semplice scopo di arricchire gli ascoltatori delle loro esperienze in settori specifici. La pretesa dell’Amministrazione è di fare, sotto le stelle, una chiacchierata con qualificati ospiti che, di volta in volta, verranno a San Mauro.
LO SCORSO sabato, 12 luglio, l’ospite è stato Renato Cortese, attualmente capo della squadra mobile di Roma, noto soprattutto quale coordinatore del gruppo “Duomo” che nel 2006 ha portato all’arresto del latitante Provenzano.
Ad introdurre i lavori è stato il Vicesindaco Raffaele Poerio, mentre il sindaco Carmine Barbuto, nel dare il dovuto saluto ha precisato tra l’altro: “ Questa sera sono sicuro che conosceremo oltre il funzionario di Polizia anche soprattutto Renato Cortese uomo”. Numerose sono state le domande poste all’illustre ospite che ha raccolto l’attenzione del pubblico con grande professionalità e con un linguaggio chiaro e semplice. A porre le domande sono state dapprima cinque note professioniste locali: Ilaria Cerrelli, Adele Ioele, Paola Natale e Angela Rocca. Poi è stata la volta dei ragazzi: Salvatore Carvelli, Antonella Frandina, Vanessa Iuliano e Lorenzo Palmieri.
Sollecitato dalle domande, Cortese – che è originario della vicina Santa Severina - ha focalizzato le sue risposte su tre punti importanti: Differenza tra il latitante (mafioso) di ieri e di oggi; il ruolo della donna nell’organizzazione mafiosa e la promozione di una cultura del cambiamento. Sul primo tema Cortese ha messo in risalto che, una volta, “ il mafioso rappresentava il potere fine a se stesso” e non si allontanava dalla sede della sua latitanza che di norma era la sua regione, proprio per non perdere potere.Oggi, invece, si sposta con semplicità “in giacca e cravatta”, coadiuvato da professionisti, come avvocati e commercialisti. Per quanto riguarda la donna di mafia, Cortese ha spiegato che essa non ha un ruolo preciso nell’organizzazione, solo quando viene arrestato il marito assume il ruolo di collegamento con l’esterno. Poi Cortese ha sottolineato l’incremento delle donne come collaboratrici di giustizia, rinnegando la “famiglia di sangue”. Cortese, infine, lancia un appello, specialmente ai giovani, per una cultura del cambiamento. “Voi giovani avete ancora la possibilità di scegliere. Voi decidete il futuro, andate avanti senza compromessi, senza stringere le mani di chi ha commesso crimini”.
IN CALCE alla manifestazione è stato proiettato il video del funerale di Giovanni Falcone con l’appello della vedova al cambiamento e a seguire il noto messaggio di Giovanni Paolo II al popolo siciliano che spinge a promuovere una civiltà della vita e non della morte.
Le altre serate hanno registrato gli incontri con i Lucia Bellassai, scrittrice e direttrice artistica di Castelfiaba e Pasquale Atteniese, archeologo, Claudio Pirillo, presidende Spef e Salvatore Bagalà, neuropsichiatra.

da Il CROTONESE di Sabato 19 Luglio 2014




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