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Un articolo del 19 agosto 2000 su Cori Angelo di Dino Vitale

DINO VITALE

22 sabato 19 agosto 2000 Crotone provincia Il Quotidiano

San Mauro Marchesato. Apprezzato il libro dello scrittore ambientato nella Sibaride
“Cori Angelo”, l’ultima fatica di Vitale


SAN MAURO MARCHESATO - L'estate è tempo di vacanze e di relax, ma anche il periodo migliore per leggere un buon libro. Così abbiamo avuto la possibilità di leggere "Cori Angelo", il libro che rappresenta l'ultima fatica di Dino Vitale, scrittore e saggista di San Mauro Marchesato, edito dalla casa editrice Ibiskos di Empoli. Dino Vitale è uno scrittore molto conosciuto, perché ha partecipato più volte con le sue opere a concorsi letterari. Al concorso letterario internazionale "Giovanni Gronchi", nel 1995, si è classificato quarto per la narrativa edita e nel 1998 nello stesso concorso gli è stato conferito il " premio regioni d'Italia". Un altro ambito riconoscimento gli è giunto, nel 1996, da parte del Premio letterario internazionale "Alexandre Dumas" che gli ha conferito il terzo premio con medaglione d'argento per la narrativa con "L'altro Cristo ed è mafio-didattura". "Cori Angelo", si legge tutto d'un fiato, perché, come dice lo stesso autore, è un libro più che scritto è parlato, ovvero raccontato a voce. Il messaggio che abbiamo colto dalla lettura del romanzo è quello che nella società di oggi, che cambia continuamente e la violenza aumenta come una marea, c'è ancora bisogno di "gente di cuore".
Le vicende raccontate hanno come scenario due paesi vicini Pietrasanta e Frattina nella sibaride, ma ciò a poca importanza, perché la bellezza descrittiva dei luoghi e degli episodi non sarebbe cambiata se fossero stati due paesi del crotonese o addirittura due contrade della stessa città. Le vicende di una famiglia, quella dei Cori, che nel gergo comune significa appunto "uomo di cuore", appellativo che di solito veniva dato a persone piene di bontà, apprezzate e stimate dal popolo per la loro generosità, si intrecciano con quelle della famiglia dei Tagghiati, appellativo che veniva dato a coloro che presentavano sul viso uno "sfregio".

Due famiglie diverse che finiscono per avere finalità in qualche modo coincidenti. Apparentemente il libro presenta una trama complessa, ma poi diventa semplice e leggera

e in più, nella destrezza narrativa, l'autore ci presenta alcune descrizioni di rara bellezza letteraria.
Cori Angelo, è un giovane avvocato, ammalato da schizofrenia diffusa, per cui le sue giornate non sono mai tranquille perché dominate dal male. Il giovane avvocato più che ai farmaci si affida alle cure amorevoli del nonno Francesco, il capostipite dei Cori, il benefattore che tutto il paese stima e che vede in Angelo l'unico successore del suo modo di essere con il prossimo e a quelle degli amici tra i quali appunto Salvatore u tagghiuto (lo sfregiato). Ad un certo punto sembra che la malattia è stata debellata, ma è una pura illusione, così Angelo diventa lo zimbello, l'oggetto di scherno dei giovinastri del paese e appaiono del tutto inutili gli interventi dei medici, l'amore del nonno, dei genitori e della fidanzata.
Brunella, colpita anch'essa da un male incurabile, per non dare ad Angelo il dolore che può provocare la morte di una persona cara, senza svelare il suo male, rompe il fidanzamento e passa il suo tempo che la distacca dalla vita terrena scrivendo, senza mai naturalmente spedirle, lettere d'amore al suo Angelo. Muoiono di dolore i genitori e il nonno Francesco e la tragedia sprofonda, perché Salvatore u tagghiuto uccide il proprio figlio, che facendo parte di quei giovinastri, aveva dimostrato crudeltà e insensibilità nei confronti di Angelo, perché per Salvatore i "tagghjati" non sono i "diritti", le persone cattive del paese, ma quelli che agiscono in difesa dei deboli contro gli sfruttatori e l'arroganza.
Questi avvenimenti scuotono il torpore mentale di Angelo e la sfortuna si inverte. Gli consegnano le lettere di Brunella che spiegano il motivo del suo gesto e il suo grande amore per Angelo. Tutti ingredienti che pongono fine alla sua malattia. A poco a poco Angelo entra a pieno titolo nella comunità, si fa amare dalla gente come il nonno Francesco e un giorno fra gli applausi di tutti viene eletto Cori Angelo e la tradizione dei cori continua, così come era desiderio del nonno Francesco.

Mario De Marco


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